Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/141

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libro sesto 133

cavalli e di buoi, ed a pastori, da’ quali poi spesse volte il resto dell’isola fu condotto in grandi pericoli: perchè quei pastori da prima si volsero separatamente al ladroneccio, poscia si unirono insieme e saccheggiarono i luoghi abitati; come avvenne allorchè i compagni d’Euno occuparono Enna. E di recente ai dì nostri fu mandato a Roma un certo Seluro denominato figliuolo dell’Etna, il quale era stato capo di un esercito, e per gran tempo era andato scorrendo intorno a quel monte esercitandovi frequenti ladronecci: e noi medesimi l’abbiamo veduto lacerar dalle fiere nella pubblica piazza dopo un combattimento di gladiatori. L’avevano a tal uopo collocato sopra una specie di alto palco, conce se fosse sull’Etna, il quale poi improvvisamente scompaginandosi e rovinando, lasciò che anch’egli precipitasse in mezzo a certi steccati costrutti al di sotto del palco per modo che le fiere in quelli collocate potessero facilmente uscir fuori e gittarglisi addosso.

Intorno alla fertilità del paese celebrata da tutti e dichiarata non punto inferiore a quella d’Italia, qual bisogno v’ha di parlarne? Potrebbe dirsi perfino che di frumento, di mele, di croco e d’altre cose siffatte vince l’Italia stessa. A questo si aggiunga che la Sicilia per la sua grande vicinanza è quasi una parte dell’Italia; e da essa, non altrimenti che dalle campagne italiche, si trasportano a Roma tutte le cose occorrenti con facilità e senza verun disagio. Quiodi sogliono anche chiamarla granaio di Roma; perciocchè si portan da quella a questa città quasi tutte le produzioui, fuor poche soltanto che si consuman sul luogo. Nè debbonsi