Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/165

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libro sesto 157

possibile giudicare delle vane opinioni facciam manifesto il nostro parere; e dove no, crediamo sempre debito nostro recare in mezzo le opinioni degli altri. Che se qualche volta non troviamo ne’ precedenti scrittori cosa alcuna da riferire, non è per questo da fari le meraviglie, come nè anche se noi in un argomento di tal natura e sì vasto tralasceremo qualcosa. Perciocché degli oggetti di gran rilievo non vorremmo dimenticarne veruno; ma dei piccoli e di quelli che anche quando siano conosciuti non recano punto di utilità, e possono omettersi senza che il leggitore se ne accorga, stimiamo di poterne tacere senza che il nostro libro ne soffra alcun danno o ne riesca meno perfetto.

Frattanto subito dopo il Gargano v’ha un golfo profondo: coloro che lo abitano all’intorno denominansi propriamente Apuli, ed hanno la stessa lingua dei Daunii e dei Peucezii: nè in veruna altra cosa differiscono presentemente da quelli; ma ben pare che ne differissero una volta, d’onde poi anche invalse appo loro un nome diverso da tutti gli altri. Anticamente tutto questo paese era in fiore, ma Annibale e le guerre che vennero dopo lo disertarono: essendoché quivi successe anche la battaglia di Canne, dove accadde grandissima strage de’ Romani e dei loro alleati. Lungo le spiagge del golfo poi avvi un lago, e al di là di questo, nelle parti mediterranee è Teano detta Apula per distinguerla dalla città d’ugual nome che dicesi Sidicinia. Verso quel sito pare che l’Italia assai si ristringa: