Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/182

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174 della geografia di strabone

il flusso non suol moversi con tanta celerità, ma s’avanza invece sì lentamente che l’uomo quasi non se ne avvede; nè pare probabile che un fenomeno solito ad avvenire ogni giorno, e il cui fracasso può sentirsi da tutti prima di essergli presso in modo da vederlo, abbia potuto infondere tanto timore da fuggire come da cosa improvvisa.

Queste asserzioni pertanto sono giustamente rimproverate da Posidonio agli storici; il quale poi non irragionevolmente suppone che i Cimbri, essendo ladroni ed erranti, siansi colle loro scorrerie inoltrati fino a’ luoghi vicini alla palude Meotide, e che da costoro abbia avuto il suo nome il Bosforo Cimmerio, che val quanto a dir Cimbrico, giacchè i Cimbri furono dagli Elleni denominati Cimmerii. Dice inoltre che la selva Ercinia fu primamente abitata da’ Boj; e che i Cimbri venuti una volta ad assalire quel luogo ne furono da’ Boj medesimi ributtati, sicché si volsero verso l’Istro e i Galati Scordisci, poi verso i Tauristi o Taurisci, che sono Galati anch’essi; poi agli Elvezii, uomini ricchi e pacifici: i quali allora, vedendo che la ricchezza acquistata dai Cimbri col ladroneccio superava la loro, si levarono anch’essi (principalmente i Tigurini e i Toigeni) e si unirono con loro. Tutti poi furono abbattuti dai Romani, così i Cimbri come quelli che si mossero dietro ad essi; alcuni al di qua delle Alpi che avevano valicate per venire in Italia, alcuni al di là.

Raccontano che i Cimbri ebbero questa usanza, che insieme colle donne (le quali seguivanli nelle militari spedizioni) andavano alcune sacerdotesse indovine, con