Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/199

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libro settimo 191

ropa dice in sul finire, che gli Sciti e i Sauromati non hanno tutti una maniera uniforme di vivere. Perocchè alcuni sono inumani a tal segno, che mangiano gli uomini; mentre altri per lo contrario si astengono da ogni essere che abbia vita. E già alcuni (prosegue) hanno parlato della crudeltà di quei primi, sapendo che le cose orribili o meravigliose fanno impressione sugli ascoltanti: ma avrebbero invece dovuto raccontare e proporre esempj dell’opposta virtù: e però (soggiunge) io parlerò di coloro i quali osservano giustissime costumanze. E veramente v’ha degli Sciti nomadi i quali si nutron di latte, e nella giustizia sono a tutti superiori. Di costoro fanno menzione i poeti; fra i quali Omero dice che Giove volse lo sguardo al paese dei Galattofagi e degli Abii uomini giustissimi: ed Esiodo nel poema che s’intitola il giro della Terra dice che Finea fu dalle arpie condotto nella terra dei Galattofagi, i quali si valgono di carri invece di case. Passando poscia lo stesso Eforo ad assegnar le cagioni di tali costumi, dice che sono parchi nel mangiare, e che non si curano punto di accumular tesori; e perciò vivono con reciproca benevolenza, avendo in comune, oltre al resto, le donne e i figliuoli e tutta la famiglia; ma verso gli strani sono indomabili ed invincibili, perchè nulla hanno di che tanto si curino quanto del non essere fatti schiavi. E cita anche Cherilo, il quale descrivendo il passaggio sopra quel ponte di navi, con cui Dario aveva fatto congiungere le due rive del Bosforo così dice: I Saci pastori di scitica origine, abitavano allora l’Asia ferace di frumento; ed erano una colo-