Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/208

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Quivi allora si scavano i pesci dal ghiaccio in cui rimasero imprigionati, col mezzo della così detta gangama, principalmente gli antaci consimili nella grandezza ai delfini. Però dicono che Neottolemo generale di Mitridate, in un medesimo luogo, la state ebbe vittoria dei barbari in uno scontro navale, e l’inverno in un conflitto equestre: e dicono inoltre che in quest’ultima stagione sogliono seppellire sul Bosforo le viti ammucchiandovi molta terra. Raccontasi eziandio che quello stesso paese soggiace a caldi eccessivi; o che così paja a quegli uomini non abituati; o che ciò proceda dall’essere quelle pianure senza punto di vento, e perchè l’aria più densa più fortemente si affuochi, come si vede allorchè formansi i così detti parelii nelle nubi.

Pare che sulla maggior parte dei barbari di quella regione signoreggiasse quell’Atea il quale ebbe guerre contro Filippo di Aminta.

Dopo l’isola situata rimpetto del Boristene, andando verso il nascer del sole, navigasi alla punta della Corsa d’Achille1. Ivi è un luogo ignudo benchè sia detto bosco sacro di Achille; poscia la Corsa d’Achille stesso, penisola che sporge nel mare, rendendo immagine di un nastro lungo circa mille stadii verso l’oriente, e largo al più due stadii, e in qualche luogo sol quattro jugeri. È distante dal continente da amendue le parti della sua estremità sessanta stadii; ed è arenosa, e scavando vi si trova dell’acqua. Verso il mezzo è il collo dell’istmo di circa quaranta stadii; e finisce alla punta

  1. Il Capo Czile. (G.)