Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/250

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242 della geografia di strabone

terra, furono denominati anche Tomuri dal monle predetto. Infatti in quel passo dell’Odissea dove Anfinomo cousiglia ai proci di non assalire Telemaco prima di avere consultato Giove, alcuni scrivono: Se questo approveranno i Tomuri del gran Giove, io pure concorrerò incoraggiando anzi tutti gli altri; ma se il Dio va lo vieta, io vi consiglio di soprassedere. E dicono doversi leggere Tomuri piuttostochè Temisti; giacchè questa voce Temisti non trovasi mai presso Omero dov'egli parla di oracoli, ma l’applica sempre ai decreti, alle leggi, ed alle politiche istituzioni. E soggiungono che i Tomuri si dissero per sincope invece di Tomaruri, cioè custodi del Tomaro1. Ma è più semplice a credere che Omero adoperasse quì per traslato la voce Temisti, sebbene propriamente significhi i decreti o le leggi degli uomini; in quella guisa che adoperò la voce consigli2 per significare le volontà degli Dei manifestate dagli oracoli, come in quel verso: per udire il consiglio (Βουλὴν) di Giove dalla quercia altofronzuta.

Da principio pertanto furono uomini quelli che profetavano; come par che significhi Omero stesso, il quale chiamandoli interpreti (ipofeti) comprende sotto queslo nome anche i profeti: ma poi, essendosi consociata in quel medesimo tempio Diona a Giove, cominciaronsi invece ad eleggere tre vecchie. E Suida per

  1. Τομούρους δ´εἰρῆσθαι ἐπιτετμημένους τομαρούρους, οἷον κ.τ.λ. Così, dopo il Casaubono, legge il Coray.
  2. βουλὰς.