Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/70

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62 della geografia di strabone

nero poi, e principalmente quelli che vivono ai nostri giorni, senza lasciare addietro la cura di questi oggetti, empierono la città di molti e belli edifizii. Perocchè e Pompeo, e il Divo Cesare, e Augusto, e i figliuoli e gli amici, e la moglie e la sorella di lui superarono ogni diligenza e ogni spesa in siffatti ornamenti. La maggior parte di questi si trovano nel Campo Marzio, il quale e dalla natura e dallo studio degli uomini è stato abbellito: perocchè l’ampiezza di quella pianura è mirabile, e somministra lo spazio aperto ch’è necessario al correr dei carri e dei cavalli ed a quella gran moltitudine che suole esercitarvisi alla palla, al disco ed alla palestra; oltrechè gli edifizii ond’è circondato, il terreno sempre erboso, e la corona dei colli che rendono immagine di una scena cominciando al di sopra del fiume1 e venendo a ricongiungersi colla sua corrente, somministrano uno spettacolo da cui l’uomo non può distoglier i senza rincrescimento. Vicino a quel campo ve n’ha un altro, e molti portici all’intorno, e boschi, tre teatri, un anfiteatro, e templi sontuosi e contigui fra loro; per modo che a veder quella parte della città potrebbe credersi che la rimanente fosse quasi un’aggiunta. Laonde i Romani stessi considerando quel luogo come più venerabile di tutti, quivi eressero anche i monumenti degli nomini e delle donne più illustri. Fra questi monumenti ragguardevolissimo è quello chiamato Mausoleo2, il quale è un

  1. Cioè, descrivendo un semicerchio sul Tevere.
  2. Il monumento d’Augusto.