Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/96

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88 della geografia di strabone

si dice che tutti poi n’uscirono sani e salvi, fuor pochi consumati dalla fame o dalle battaglie.

Oltre a queste sono della Campania anche le città delle quali feci menzione già prima, Calce1 e Teano Sidiceno, che han per confine due tempj della Fortuna fabbricati dall’una e dall’altra parte della Via Latina poi anche Suessula, Atella, Nola, Nuceria, Acerra, Abella, ed altri luoghi anche minori, alcuni dei quali sono da certi autori ascritti al territorio sannitico. E nel vero i Sanniti facendo anticamente delle scorrerie nel territorio latino fin ne’ dintorni di Ardea, poi corseggiando anche la stessa Campania s’erano acquistata molta possanza; perocchè avendo imparato a lasciarsi governare dispoticamente, ubbidivano con prontezza agli ordini dei loro capi. Ma al presente quel popolo è annichilito, vinto e da altri, ed all’ultimo da Silla che governò da monarca i Romani. Il quale, dopo che in molte battaglie ebbe prostrata la congiura de’ popoli italici ribellati, vedendo che soli quasi i Sanniti persistevano in quella guerra e si tenevano uniti per modo che movevano fin contro Roma, venne con essi alle mani dinanzi alle mura di questa città; e parte ne uccise nella battaglia (avendo ordinato di non perdonare la vita a nessuno), e gli altri che in numera di tre o quattro mila gettarono l’armi, comandò che fossero cacciati nella Villa Pubblica2 di Campo Marzio, dove tre giorni dopo mandò

  1. Calvi; e dovrebbe forse leggersi Καλὴς invece di Κάλχη.
  2. [testo greco]