Pagina:Delle biblioteche popolari e dell'istruzione nelle campagne.djvu/4

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Signori

Due anni sono compiuti da che conveniste qui in generale adunanza ed a voi riuniti potei dare relazione dei rapidi progressi fatti da questa nostra istituzione e del favore dalla medesima incontrato presso i più eletti ingegni della Penisola. Piacquemi allora parlarvi in genere dell’importanza dell’istruzione popolare, e in specie della necessità d’istruire la donna, necessità che io chiamerò mai sempre urgentissima fino a tanto che le donne Italiane non diranno come le spose di Leonida «Noi sole comandiamo ai nostri mariti, perchè noi sole formiamo uomini»1.

Raccomandai la fondazione di Biblioteche Popolari e la diffusione di buoni ed utili libri, facendo vedere come tali istituzioni diano per resultati pratici lo scuoprimento del genio anco sotto il rozzo saio dell’artigiano; e in prova di ciò vi ricordai non pochi nomi di oscuri operai fattisi poscia immortali, ai quali avrei potuto aggiungere una falange di molti altri2 non meno chiari e celebrati ingegni usciti dalle più infime classi, fino a ricordarvi quegli che con tanto universale dolore poco fa perdè non solo l’America, ma il mondo tutto, Abramo Lincoln.

Quest’oggi che è il termine destinato alla durata del mio ufficio di Presidenza, prima di rimettere nelle vostre mani il mandato affidatomi, voleva dire estesamente dell’influenza della donna nella Società, e dell’importanza della di lei educazione morale e civile, prendendo a base del mio ragionare le note parole3 con

  1. Vedi in Plutarco.
  2. Lord Tenterden giurisperito e gran cancelliere fu prima barbiere; Shakspeare fu prima portinajo di scuola e amanuense; Faraday fu prima un rilegator di libri; Linneo fu calzolajo, Johnson muratore, Flaxman venditor di figurine di gesso, Eldun carbonajo, Porter spazzacamino, monsignor Flechier fabbricante di candele; l'istesso dicasi di Cook, Hunter, G. Carey, Edwards, Lancaster, Newcomen, Baffin, Herschel, Adams, Newton, Pope, Milton, Macaulay, Savary, Brown: fra gli italiani potrebbersene citare assai da Giotto, Landò, Mantegna, Caracci, Tintoretto, Andrea del Sarto fino a Zingarelli, Canova, Rossini, Revelli, Capello Moncalvo, Rubini, ec.
  3. «Le donne ci governano; cerchiamo di renderle perfette; quanto più lumi esse avranno, tanto più saremo noi illuminati. Dalla cultura di spirito delle donne, dipende la saviezza delli uomini. Per mezzo delle donne, la natura scrive nel cuore dell’uomo».