Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/160

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8 menti di un uomo, che invidia manìrestamente alla tua felicità, e lavora fors’ anche al tradimento de’ tuoi interessi. Imperocché gii Elleni sogliono generalmente essere’ di questo genio: cioè, invidiosi della felicità altrui, e odiatori della potenza. Venendo quindi al merito della questione, io ti dico: che se, nella presente coedizione delle cose, e posciachè noi avemmo quattrocento delle nostre navi calate a fondo, tu ne distaccherai altre trecento dall’armata per mandarle nelle acque della Laconia; ci troveremo d’ora innanzi a fronte di un nemico di forze eguali. Quando invece, conservandosi intero il nostro navigUo, riusciran sempre vanì contro esso tutti gli sforzi possibili degli avversari, e il loro smacco è sicuro. Oltredichè le forze navali e le terrestri, procedendo di conserva, possono darsi un reciproco aiuto. Ma se le scindiamo, né tu sarai piìi di nissun utile a quelle, né quelle a te. Provveduto poi che tu abbia convenientemente alle cose proprie, così ti acconcia dell’animo da non darti più alcuna bripa dei fatti dei tuoi nemici, in guisa da non dover più domandare: Dove metteranno i nemici il campo; che cosa faranno; quanti mai sono? Si può viver certi d’ altronde che essi sanno procurare benissimo le cose loro, nello stesso modo che noi sappiamo procurare le nostre. Che se poi i Lacedemoni si disporranno a venire novamente incontro ai Persiani, non sarà piiì a una sola disfatta che avranno da rimediare.

237. Serse allora rispose: Farmi in verità, o Achemene, che tu ragioni dirittamente, e mi atterrò al tuo consiglio. Ma anche Demarato dice quello che dice colla espressa intenzione di giovarmi, quantunque il tuo discorso sia intrinsecamente migliore del suo. Imperocché

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