Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/246

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di trasferire altrove l’armata. Avendo io potuto avverarft cogli occhi miei propri, che oggimai né i Corinti né lo stesso Euribiade avrebbero piiì facoltà di moversi, s» volessero; imperocché siamo involti e chiusi da nemici per ogoi parte. Ora rientra, e riferisci ai congregati quel che ti ho detto.

80. Finqui Aristide; e Temistocle gli rispose: Prudentissimi consigli ci dai, e un felice annunzio ci arrechi; dappoiché tu fosti testimonio oculato dello adempimento dei miei desideri. E sappi, infatti, che i Medi fecero quel che fecero per mia suggestione; perchè, non volendogli Elleni combattere qui per amore, bisognava costringerli a farlo per forza. A te, dunque, che fosti il messaggere della buona novella, tocca a parteciparla. Che se, invece, l’annunzio iu, parrà loro che racconti una fiaba. e non vorranno credere alla mossa operata dai Barbari. Ma entra tu in parlamento, e rappresenta ai congregati le cose come le stanno. Se si persuaderanno alle tue parole, tanto meglio: ma se anche non si vorran persuadere, l’effetto sarà il medesimo. Dappoiché tu ci riferisci essere ormai impossibile agli Elleni di fuggire di qui, essendo noi circondati da ogni parte dalle forze nemiche.

81. Entrato, dunque, Aristide in parlamento, disse quel che sapeva; e narrò la sua venuta da Egina, dimostrando tutta la pena che avea durata per attraversare nascostamente le navi di Serse, dappoiché il campo ellenico era dalle navi di Serse interamente stretto e circuito: onde li consigliava ad apparecchiarsi a respingere validamente il nemico. E ciò detto, immediatamente si allontanava. Ma i duci ellenici seguitarono nondimeno a altercare fra