Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/256

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97. Intanto Serse, dopo aver veduta coi suoi occhi tanta rovina; e temendo che li Ioni non suggerissero ai Greci, i Greci spontaneamente non disegnassero, di far vela verso l’Ellesponto e di distruggere i passi, di maniera che egli potesse restar chiuso in Europa con grave pericolo della propria salvezza; meditava seco stesso una fuga. Ma non volendo che questo suo proposito fosse indovinato dai Greci né dai Persiani, si mise a condurre ^ una diga fra la terraferma e Salamina, allacciando in- | sieme fra loro diverse navi onerarie dei Fenici, le quali servissero in questo modo al doppio ufficio di ponte e di baluardo: oltredichè egli affannavasi negli apparecchi di guerra come se avesse intenzione di restaurar la battaglia. Tutti poi generalmente e fermamente credevano die egli facesse da senno quel che faceva, e col deliberato proposito di rimanere per rinnovare la lotta. Il solo Mardonio non si lasciò prendere a queste lustre, come quegli che sapeva leggere meglio di ogni altro nella mente del re. E Serse nel mentre che si adoperava nelle descritte cose, spedi un corriere in Persia, il quale vi annunziasse la sua presente disgrazia.

98. Né v’ha cosa mortale che sia piiì celere di questi corrieri persiani nel raggiungere la loro méta. Imperocché i Persiani immaginarono in tal proposito l’ordine che son per dire: Essi, cioè, tengono pronti (per quanto si afferma) uomini e cavalli, per tutta la strada, distribuendoli alla distanza di un giorno di cammino gli uni dagli altri. E non c’è neve, né pioggia, né caldo, né notte, le quali impediscano mai un corriere persiano dal percorrere, il pili velocemente possibile, quel tratto di strada che gli è asse§:nato. Il primo corriere consegna i suoi messaggi