Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/325

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- 313 oag-gio anch’esso di regio sang’ue. E così adunque seguì questa spedizione lacedemoaica sotto il comando dì Pausania.

11. Ma i legati di Atene e delle altre città, i quali nulla sapevano dell’accaduto, e avevano fra sé concertato di andarsene e di tornare ciascuno alle case sue; presentatisi, allo spuntare del nuovo g-iorno, innanzi agli Efori, parlarono loro in questa maniera; Rimanetevi pur voi qua, Lacedemoni, a celebrare le vostre feste Giacinzie, e a darvi buon tempo, con manifesto inganno dei vostri amici. Ma gli Ateniesi cosi ingiuriati da voi, e destituiti di ogni soccorso, sapranno ben essi coni porsi col re di Persia nel miglior modo che sia possibile. E strettici noi una volta coi Persiani, e divenuti loro alleati, chiaro diventa che dovremo seguirli in guerra contro chiunque ci condurranno: del qual fatto voi pure, o Spartani, sentirete in appresso le conseguenze. Alle quali parole dei legati, risposero gli Efori con giuramento: Che si eca già messo in via l’esercito di Sparta, 6 che, secondo ogni prob:ibilità, dovea già avere raggiunto Oresteo, procedenflo contro gli stranieri; col quale sppeilativo di stranieri essi designavano i Barbari. Ma i ’6?ati che nulla sapevano, domandarono agli Efori che cosa avevano voluto dire. E quando furono istruiti di ’Qtto, fecero prima le meraviglie; indi corsero in fretta ’iietro all’esercito spartano: seguiti appresso da un’eletta .li cinquemila opliti appartenenti alla classe dei Perieci lacede menici.

12. E mentre tutte le genti suddette si spingevano verso l’Istmo, gli Argivi, i quali avevano promesso a