Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/358

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-34« !a cui vista gli era impedita dai colli. Quando poi i comandanti delle altre squadre barbariche videro i Persiani lanciati all’inseg-uimento dei Qreci, alzarono essi pure \t insegne, e, quanto più velocemente potettero, si misero eglino pure alla stessa impresa; ma senza alcun mantenimento di ordini né osservanza di disciplina. Era tutto un clamore e un tumulto dì turbe disordinate, le quali credevano di poter sopraffare subito i Greci con quella furia.

60. Pausania, quando si vide incalzato dalla cavalleria nemica, mandò un suo messaggere agli Ateniesi, che doveva in suo nome parlare ad essi in questa maniera: Ateniesi, mentre è imminente una gigantesca lotta dal cui esito dipende la libertà o la servitù della Grecia, do; Lacedemoni e voi Ateniesi siamo stati traditi dai nostri Soci, i quali la notte scorsa se ne fuggirono. Gli è, dunque, chiaro quello che ci resta a fare: combattere, cioè. per parte nostra quanto più valorosamente possiamo. dandoci reciproco aiuto nella battaglia. Che se la cavalleria persiana avesse indirizzati i suoi primi assalti contro di voi, spetterebbe ora a noi e a Tegeati (che non tradiranno mai la causa dell’Eliade) di soccorrervi. Ma essendosi essa al contrario voltata tutta contro di noi. ^ ragionevole e giusto che voi corriate presto in aiuto dei più malconci. Ove però vi troviate voi pure in tali angustie da non poterci soccorrere, gratificatene almeno. ve ne preghiamo, di un certo numero dei vostri arcieri E sapendo d’altra parte con quanto ardore procediate i" questa guerra, siamo certi che ascolterete la nostra domanda.