Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/116

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90 settima

Ridono insiem, che a* dolci furti invita,
Mira in seno al piacer: scorda che un frale
Misero vel, che una caduca spoglia
S’idolatra da lui i nè l’infelice
220Pensa a’ gemiti tristi, al pianto amro,
Alle smanie, che a tràrgli in pochi "istanli
E dal ciglio, e dal cor s’appresta il fato.
Era già sorta in ciel l’alba foriera
Del lieto giorno, in cui la iella Aspasia
225Accoppiar con Lisandro amor dovea.
Avean fortuna amica, aveano in seno.
Tenero il core, e giovinezza, e brio,
E sembiante gentil; erano amanti.
Ognun, che lor conosce, invidia sente
230Per sì lieto destino, e sente amore
Per la coppia felice, a cui non resta
A desiar che per moìV anni, e lustri
Godere insiein di sì beata sorte.
Già s’avvicina il fortunato istante,
235Che allo splendor delle più liete faci
Gli unisca Imene. Intanto Aspasia aspetta
D’ogni piacer il colmo $ e H caro amante
In superba magion, che sul pendio
Sta della riva, e signoreggia il mare,
240Mira senza timor Tonda orgogliosa
Frangersi al piò della marmorea mole.
O Dio! non pensa che la sua ridente
Felicità, che il suo piacer già debba
Passar veloce, ed imitar quell’onda,
245Che ’più presto si sciolga, e si dilegui
Di quel raggiò, che rotto in mar si vede.,
Candida l’alba colla man di rose
Lieto sereno il giorno ai fidi amanti
Conduce.... Ahimè, questo sì lieto giorno
250Li inirò della ftiorte al carro avvinti!
Parte Lisandro, e nel partir dal fianco
Della tenera sposa in braccio a lei
Giura di ritornar tra pochi istanti.
Ah, lo giurasti in ran! Lisandro fende