Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/118

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92 settima notte

Figlia sol tu mi fosti, io t’apprestai.
295Forma, vita; ma pur da me diviso
Era l’essere tuo. La mia diletta
Sposa in me visse, io respirava in lei,
E per opra d’amar non era in noi
Che una mente, che un cer, che un’alma sola.
300Oh Dio! se almen la dolce mia compagna
Meco vivesse ancor!.... Ella formava
Il mio ben, la mia pace; era il conforto
Delle perdite mie. La figlia al seno
Nella madre stringeva, e di Filandro
305Mi scordava talor d’Elisa al fianco. (1).
Teneri lacci, e cari! Amabil sorte!.
Felicissimi giorni! In noi non era
310Somiglianza d’affetti. Un cor dell’altro
Era parte, sostegno* e quando il nodo
Stretto è tra lor così, no, che non resta
Illeso l’un, se l’empia morte a forza
Lo divida dall’altro. Il colpo atroce
315Ambo li fere, è ver, ma un sol ne strazia,
Un ne trafigge. In due sanguigne e guaste
Parti quel cor rimansi, ed ogni senso
Di calma e di piacer per sempre fugge
Per l’aspra via della crudel ferita.
320Quella, che in vita resta, è la pi fi trista,
La più misera parte: e questo avanzo
Tutt* di sangue intriso e smania, e geme
Finché palpita in seno: e questo in mez o
A f più crudi tormenti, al pianto amaro
325Finisce di morir.... Povero core,
T’arresta per pietà.... Non si rammenti.
Questa piaga erudel.... Taci.... Quest’alma
Troppo, ah troppo <? in tumulto... Elisa... Oh

  1. (*) NeW originale si trova il nome di Lu~*
    eia, che potendo riuscire incomodo pel verso,
    si è mutato in questo di Elisa,