Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/193

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

NOTTE. 167

Rende alla mente, che nel cor mi desta.
Palpiti, oh quanto varj! ed alla tomba.
480Della cara Narcisa «fra mi guida.
Quale in un punto sol fiero tormento
Ritorna ad assalirmi! E questo è colpa
Della fiacca natura, o nelle vene
Un mortifero umor mi gela il sangue?
485È, come pur son io, ciascun soggetto
don sì rapido volo a far passaggio
Dall’uno all’altro estremo? Ogni mortale
È costretto soffrir le leggi istesse.;
Quanto ineguale è P uomo! Or si solleva
490A portentosa altezza, ora ritorna
NelP abisso a cader; nè mai si avvera,
Che possa P uom restar sempre lo stesso.
Qual caro prezzo per sì tristo albergo
1/aJina debbe sborsar! Quanto i consigli
495Della nostra ragion son folli, e vani!
Questa ragione i nostri mali accresce
Col render certo Tuoni, che in lui non regna
Vigor, che basti a raffrenarne il corso.
In questa valle oscura, e sempre involta
500Tra le tempeste i nembi, invano affronta
I/alma più coraggiosa il suo destino.
Nella sua debolezza ella s 1 affanna,
S* agita, si tormenta, e della sorte
Ingrata invano alla vittoria aspira:
505ffi se vince talor, per pochi istanti
Il contrasto sostien, vacilla, e cede.
Nè puote P uom che contrastare, oppresso
Sorger di nuovo: e in non fuggir l’assalto.
Ogni mortai la gloria sua riponga.
510Invan cosa maggior neJP uom si cerca
DelP uomo stesso: e sebben egli ardito
E prometta, e risolva, assai si vanti
Di legger nel futuro; i suoi trionfi
L’esperienza smentisce, e li distrugge.
515Ed io, che poco fa, lieto sorgendo
DalPorror della tomba, ove il dolore