Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/70

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44 terza

Disser di lui, domanda, e quanto a lui
Vanno quelle narrando è quel che il mondo
Esperienza appella. E questa esclama:
Che tutto sulla terra è sogno, è nulla;
Che il più vivo piacer discuopre alP uomo
Quanto vano egli sia, e che i più cari
Animati trasporti altro nbn sono
Che disinganno a quella brama accesa,
Che di felicitade hanno i mortali.
Tu, clip di lunga età risenti i danni,
Ch’erudisce costei, che ascolti i detti
D’un bianco crin, da questa terra il guardo
Togli una volta. Il tuo pensier si volga
AlP eterna* region, che ogni uomo attende,
E scuopra in essa no più felice albergo.
E cosa è mai questa terrestre mole,
In cui r’uòm vive a lieti sogni in braccio?
Una valle di duol misera, oscura,
Cinta d’urne ferali, e tutta piena
D’orride tele, ove colora e pinge
La Morte i suoi trofei. L’oscuro nembo,
Che il folgore mortale in se racchiude,
Nel più fitto meriggio e tuona, e s’apre
A spinger l’nom d’eterna notte in seno.
Dalla scena ridente, in cui festeggia,
Dalle danze festive, 6 da qne’ molli
Amabili conviti, in un istante
L’uom precipita in quel sì vasto abisso,
Ove d’ogni mortai si perde il nome.
Ci trae dal sen della gran madre antica
Aura leggera; un sol momento appena
Quell’astro, che nell’uom la vita infonde,
Moto ci donale ci ritorna in quella
Polve, degli avi nostri arido avanzo,
Che calpestammo un dì, per esser poi
Calpestati da’ figli, e della terra
Dormire in sen, finché del Nume un cenno
L’universo annientando in grembo al vuoto
Del nostro globo sì fastoso. e vario