Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/90

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64 quinta

Che già un tempo godei 5 diverso è quella
Ch" or ini circonda, e nuovi modi adotta.
Mobil corona di straniere genti
Sulla scena veeg’io. -che mi discaccia,
0 m’insulta, se resto, e affatto ignoto
M’è chi mi veggio a lato. In loro il ciglio
Stupido affiso, ed un’egual sorpresa
Leggo ne’ loro sguardi. Oh Dio! Nè questo
De* miei mali è il maggior. Dal tempo io soffro,
Da questo bianco crin ciò che m’uccide...
Quante volte godei del regio sguardo
1 benefici raggi, ed or mi resto
Qual uom, che mai noi vide! Ah sì, si fugga
Lungi dal Mondo infido; assai finora
Mi sedusse il crudel, nè di sue frodi
Altra prova vogl’io... Ma forse io solo
Risento i torti suoi? S* più non godo
Della Reggia il favor, potei gran tempo
L’onor vantarne. Un importuno ardore
D’esser noto, è cagion ch’altri noi vede;
Se de* Grandi il mio duol depongo in seno,
Fiso m’ascolta ognun, gusta i miei detti.
Quasi nettare Ibleo, con dolci modi
Ei mi lusinga, e la novella aurora
Mi promette più lieta. E può un rifiuto
Aver più bello, e più fallace ammanto?
Yorck, non creder già, che il eanto mio
Segni nuovo sentier: meno è di morte
Terribile l’aspetto allor che i pregi
Scemami della vita, ed è di questa
L’uso più grato a chi di lei mtn cura.
Guida fallace ad ingrandir se stesso
Son le cure ambiziose. Ogni diletto
S’avvelena da lor, e il peso in noi
Crescon di povertade. E perchè mai
Di speme, e di timor l’uomo si rende
Giuoco infelice, e in mille brame ondeggia?
Chi de’ desiri suoi l’aspro governo
Soffre, foss’egli il più róbusto atleta,