Pagina:Delle strade ferrate toscane e del migliore ordinamento di esse.djvu/11

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preso; nè ci sarebbe possibile ottenerlo, trascurando quello degli altri. Forse ciò era possibile quando il principio della forza era il sovrano delle masse, e l’uno faceva schiavi i cento a suo profitto; ma oggi che il principio della ragione e dell’equa convivenza impera, nei cento sta la forza, nell’uno la ragionevole direzione della medesima a profitto di tutti.

I più, cioè le masse, trascinati dal movimento universale, e dalla ragione, vogliono ora le strade di ferro, come vorranno un giorno i palloni volanti; e i governi loro grado, o malgrado, sono costretti a concederle: ma possono essi ricondurre i popoli nell’infanzia, e ricostituirgli i primitivi bisogni? no: i rapporti attuali non sono più di capanna a capanna, o di campanile a campanile; ma di stato a stato, di nazione a nazione, o, ci sia lecita l’espressione, del mondo col mondo. Eccoci ora adunque nel caso di cominciare un edifizio dalla sommità, cioè dallo stabilire le grandi linee internazionali, o di interesse universale, per scender poi alle linee provinciali, o d’interesse parziale, e più tardi anche alle parrocchiali: ma in questa opera immensa, qual parte dovrebbero prendervi i popoli, quale i governi?

I popoli con i loro capitali, la loro industria, e la loro forza dovrebbero essere i costruttori e gli attivatori delle vie ferrate; e i governi esser solo i moderatori dello slancio di quelli, acciò in principio il bene pubblico prevalga al privato, e un’unica e ben maturata riflessione dia la più utile direzione a queste opere, e stabilisca con i governi limitrofi quei mezzi di unione e di prolungamento, giovevoli ad entrambi, e per quanto è possibile all’universale. Lo scopo dei sudditi è quello di domandare ciascuno per il proprio paese; ma lo scopo del governo deve esser quello di accordare a pro dello stato; e primo vantaggio dello stato è quello di mantenerne i rapporti degli amministratori cogli amministrati, delle province con la capitale. In quella città, nella quale per secoli i sudditi hanno venerato il san-