Pagina:Diario del principe Agostino Chigi Albani I.djvu/18

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ministro imperiale Ghislieri ed il Card. Hertzan fecero vive pressioni, a nome dell’Imperatore presso il nuovo pontefice, affinchè, per la sua maggior sicurezza, volesse continuare a risiedere in Venezia oppure volesse trasferirsi in Vienna; ma Pio VII, tale era il nome assunto dal Chiaramonti, che forse aveva letto il vero significato delle profferte volpine dell’Austria, ringraziò e vinse. Egli, avuta appena da Ferdinando IV la promessa della riconsegna del territorio pontificio, dalle sue truppe occupato, mandò presto i Cardinali Albani, Roverella e Della Somaglia, affinchè lo precedessero in Roma come legati e prendessero dai Napoletani la consegna del governo; egli stesso poi, nell’undici di giugno, s’imbarcava sopra una vecchia carcassa, fornitagli dal gentilissimo Governo di Vienna, alla volta dei suoi Stati. Sotto pretesto di evitare rumori gli fu vietato dallo stesso Governo di passare per le Legazioni; così il 3 luglio 1800, dopo un lungo e faticoso errare, Pio VII entrava finalmente in Roma, accolto dagli applausi generali di tutti i Romani. Questi salutavano con gioia la prossima fine dell’occupazione napoletana1 e, memori delle passate vicende, salutavano in Pio VII l’autore di quelle famose parole:

«La libertà, cara a Dio ed agli uomini, è la facoltà di fare e non fare, ma sempre sotto la legge divina ed umana. La forma democratica non ripugna al Vangelo, anzi esige quelle sublimi virtù, che s’imparano soltanto nella scuola di Cristo; esse faranno buoni democratici, d’una democrazia retta, forbita da infedeltà ed ambizioni ed intesa alla felicità comune; esse conserveranno la vera uguaglianza, la quale, mostrando che la legge si estende su tutti, mostra insieme e qual proporzione dove tenere ogni individuo, rispetto a Dio, a sè, agli altri. Ben più che le Filosofie, il Vangelo e le tradizioni apostoliche ed i santi dottori creeranno la grandezza repubblicana, rendendo gli uomini eroi di umiltà e prudenza nel governare, di carità nel fraternizzare con sè e con Dio.

  1. Veramente i Napoletani non lasciarono lo Stato Pontificio che molto tardi. Varie volte nel 1801 il nostro Diarista raccoglie le voci di partenza delle truppe napoletane, ma come i soldati della nota operetta, queste non partivano mai; dopo la pace d’Amiens, Napoleone le costrinse finalmente a sloggiare.