Pagina:Diario del principe Agostino Chigi Albani I.djvu/72

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ogni angolo, salito appena al trono, bandi una vera crociata contro il liberalismo, e nell’imminenza dell’anno santo mandò intorno compagnie di frati per predicare penitenza e ravvedimento. Nei trivi, nelle vie, e nelle pubbliche piazze, nella stessa piazza Colonna e Navona, salivano in bigoncia questi nuovi apostoli, chiacchierando più di politica che di religione; ma le loro concioni non spaventavano i massoni, non spaventavano i carbonari, i quali dal canto loro seguitavano la propaganda attiva, non all’aria aperta, ma nel segreto; e gli odi politici si acuivano ed accrescevano, e gli attentati si moltiplicavano. Invano la reazione più fiera portava lagrime e lutto in ogni famiglia; le idee liberali acquistavano ogni giorno nuovi proseliti, malgrado la delazione più sfacciata e infame, incoraggiata con ogni arte, mietesse vittime di rei e d’innocenti in ogni paesetto dello Stato. Proprio nell’anno santo furono clamorosamente giustiziati sulla piazza del Popolo Targhini e Montanari; la reazione più feroce imperversò insomma nello Stato pontificio per tutto il pontificato di Leone XII. Ma nel popolo restò maledetta la sua memoria, e, quando nel 10 febbraio 1829 si sparse per Roma la notizia della sua morte, per ogni dove si mandò quasi un sospiro di sollievo, ed approfittandosi della libertà concessa a tutti, durante la sedo vacante, un diluvio di satire si scatenò contro il governo e contro il defunto pontefice. Invano fu messa una sentinella notte e giorno davanti al simulacro di Pasquino con ordini severissimi, le satire furono affisse in ogni angolo1. Il periodo della sede vacante segnava in tutto lo Stato pontificio il tempo più adatto alla licenza ed all’anarchia; in questa specie d’interregno molte cose erano permesse, ed il popolo ne approfittava volentieri. L’esaltazione però giunse questa volta al colmo e si temè sul serio lo scoppio di qualche rivolta, specie dopo la notizia dei moti di Cesena, ma le misure eccezionali, prese dal Governatore, la ritardarono di

  1. Vedi G. PetraiRoma anedottica pag. 242 e 247 e seg. — Silvagni D.La Corte e la Società di Roma nel secolo XVIII e XIX vol. 3° pag. 133 e 8eg.