Pagina:Dieci lettere di Publio Virgilio Marone.djvu/18

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Lettera Seconda 11

lezza, di forza, di passione, d’impegno quanto più avanza, e cento altre cose, che trovano appunto in que’ Greci, e Latini, che lor si danno a meditare: qual dunque travolgimento d’idee non si fa lor nel capo al leggere, e studiare la divina Comedia dell’Inferno, del Purgatorio, e del Paradiso? Pur nondimeno tutto perdonasi, quando trionfi la Poesia dello stile. Lo stile elegante, chiaro, armonico, sostenuto, questo è ciò che ricopre ogni altra iniquità d’un poeta, poiche lo stile è quel poi finalmente che fa un poeta. Le imagini dello stile debbono pur essere ben colorite, e nobili, e con grazia, e venustà contorniate, i pensieri giusti, verisimili, nuovi, profondi; le parole usate, e intese, proprie, scelte; le rime facili, e naturali; il suono, e la melodia quasi cantante, e così dite del resto. Or nello stile di Dante quante v’ha di tai doti indispensabili, e necessarie? Leggetelo e, sin da principio ponetelo a questo tormento di non prevenuto, e non cieco esame. Troppo lungo sarei volendo i versi, le frasi, le parole, citarne in infinito. Qualche cosa ne dirò forse in altra mia lettera. Incominciate frattanto ad essere meno superstiziosi. Io per me non sò abbastanza stimare quest’uomo raro, che il primo ha osato pensare ad un Poema, e dipignere arditamente tutti gli oggetti della Poesia in mezzo a tanta ignoranza, e barbarie onde il mondo traeva il capo. Egli è più pregevole d’Ennio eziandio, poiche ha trasportati i tesori della scienza, ch’era allora nel mondo, dentro al seno della poesia. Dante è stato grand’uomo a dispetto della rozzezza de’ suoi tempi, e della sua lingua. Ma ciò non fa ch’egli sia per ogni studioso un Autor classico, dopo sorti tant’altri migliori, in grazia d’alcune centinaja di bei versi, come fu Ennio in Roma dopo comparsa l’Eneida, se ardisco pur dirlo.