Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/385

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e vedrete come i Massiliensi, gli Edui, i Rodiani, Ierone siracusano, Eumene e Massinissa regi, i quali tutti erano vicini ai confini dello imperio romano, per avere l’amicizia di quello concorrevono a spese ed a tributi ne’ bisogni d’esso, non cercando da lui altro premio che lo essere difesi. Al contrario si vedrà negli stati deboli: e cominciandoci dal nostro di Firenze, ne’ tempi passati, nella sua maggiore riputazione, non era signorotto in Romagna che non avessi da quello provvisione; e di più la dava a’ Perugini, a’ Castellani, e a tutti gli altri suoi vicini. Che se questa città fusse stata armata e gagliarda, sarebbe tutto ito per il contrario; perché molti, per avere la protezione di essa, arebbono dato danari a lei; e cerco, non di vendere la loro amicizia, ma di comperare la sua. Né sono in questa viltà vissuti soli i Fiorentini, ma i Viniziani, ed il re di Francia, il quale, con un tanto regno, vive tributario di Svizzeri, e del re d’Inghilterra. Il che tutto nasce dallo avere disarmati i popoli suoi, ed avere più tosto voluto, quel re e gli altri prenominati, godersi un presente utile, di potere saccheggiare i popoli, e fuggire uno immaginato più tosto che vero pericolo, che fare cose che gli assicurino, e faccino i loro stati felici in perpetuo. Il quale disordine, se partorisce qualche tempo qualche quiete, è cagione col tempo di necessità, di danni e rovine irrimediabili. E sarebbe lungo raccontare quante volte i Fiorentini, Viniziani, e questo regno,