Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/605

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privo di tutte quelle speranze che deono in ogni generoso animo capire, e come io fui da quello nutrito e amato più assai che se io fussi nato del suo sangue; donde che io, sotto el governo suo, divenni valoroso e atto a essere capace di quella fortuna che tu medesimo hai veduta e vedi. E perché, venuto a morte, ei commisse alla mia fede te e tutte le fortune sue, io ho te con quello amore nutrito, ed esse con quella fede accresciute, che io era tenuto e sono. E perché non solamente fussi tuo quello che da tuo padre ti era stato lasciato, ma quello ancora che la fortuna e la virtù mia si guadagnava, non ho mai voluto prendere donna, acciò che lo amore de’ figliuoli non mi avesse a impedire che in alcuna parte non mostrassi verso del sangue di tuo padre quella gratitudine che mi pareva essere tenuto di mostrare. Io ti lascio pertanto uno grande stato; di che io sono molto contento; ma perché io te lo lascio debole e infermo, io ne sono dolentissimo. È ti rimane la città di Lucca, la quale non sarà mai bene contenta di vivere sotto lo imperio tuo. Rimanti Pisa, dove sono uomini di natura mobili e pieni di fallacia; la quale ancora che sia usa in varii tempi a servire, nondimeno sempre si sdegnerà di avere uno signore lucchese. Pistoia ancora ti resta, poco fedele, per essere divisa, e contro al sangue nostro dalle fresche ingiurie irritata. Hai per vicini e’ Fiorentini, offesi e in mille modi da noi ingiuriati e non spenti; ai quali sarà più grato