Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/610

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uomo ricchissimo e splendidissimo, e, arrivato in casa, mostrandogli Taddeo una camera parata tutta di drappi e che aveva il pavimento composto di pietre fine, le quali, di diversi colori diversamente tessute, fiori e fronde e simili verzure rappresentavano, ragunatosi Castruccio assai umore in bocca, lo sputò tutto in sul volto a Taddeo. Di che turbandosi quello, disse Castruccio: - Io non sapevo dove mi sputare che io ti offendessi meno.

Domandato come morì Cesare, disse: - Dio volesse che io morissi come lui!

Essendo una notte in casa d’uno de’ suoi gentili uomini, dove erano convitate assai donne a festeggiare, e ballando e sollazzando quello più che alle qualità sua non conveniva, di che sendo ripreso da uno amico, disse: - Chi è tenuto savio di dì, non sarà mai tenuto pazzo di notte.

Venendo uno a domandargli una grazia, e faccendo Castruccio vista di non udire, colui se gli gittò ginocchioni in terra; di che riprendendolo Castruccio, disse quello: - Tu ne sei cagione, che hai gli orecchi ne’ piedi. - Donde che conseguì doppia più grazia che non domandava.

Usava dire che la via dello andare allo inferno era facile, poiché si andava allo ingiù e a chiusi occhi.

Domandandogli uno una grazia con assai parole e superflue, gli disse Castruccio: - Quando tu vuoi più cosa alcuna da me, manda uno altro.

Avendolo uno uomo simile con una lunga orazione infastidito, e dicendogli nel fine: - Io vi ho forse, troppo parlando, stracco -; - Non hai, - disse - perché io non ho