Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/611

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


udito cosa che tu abbia detto.

Usava dire di uno che era stato uno bel fanciullo e di poi era un bello uomo, come egli era troppo ingiurioso, avendo prima tolti i mariti alle mogli e ora togliendo le moglie a’ mariti.

A uno invidioso che rideva, disse: - Ridi tu perché tu hai bene o perché uno altro ha male?

Sendo ancora sotto lo imperio di messer Francesco Guinigi e dicendogli uno suo equale: - Che vuoi tu che io ti dia, e làsciamiti dare una ceffata? - rispose Castruccio: - Uno elmetto.

Avendo fatto morire uno cittadino di Lucca, il quale era stato cagione della sua grandezza, ed essendogli detto che egli aveva fatto male ad ammazzare uno de’ suoi amici vecchi, rispose che e’ se ne ingannavano, perché aveva morto uno nimico nuovo.

Lodava Castruccio assai gli uomini che toglievano moglie e poi non la menavano, e così quegli che dicevano di volere navigare e poi non navigavano.

Diceva maravigliarsi degli uomini che, quando ei comperano uno vaso di terra o di vetro, lo suonano prima, per vedere se è buono, e poi nel torre moglie erano solo contenti di vederla.

Domandandolo uno, quando egli era per morire, come e’ voleva essere seppellito, rispose: - Con la faccia volta in giù, perché io so che, come io sono morto, andrà sottosopra questo paese.

Dimandato se, per salvare l’anima, ei pensò mai di farsi frate, rispose che no, perché gli pareva strano che fra’ Lazzero ne avessi a ire in paradiso e Uguccione della Faggiuola nello inferno.