Pagina:Dizionario triestino (1890).djvu/142

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oggetti sembrano aver color diverso del naturale: crupsla; — di pronuncia, per cui alcuni non possono pronunciare il suono della r senza accompagnarlo da una specie di fischio: tranlismo; nel parlare che consiste nel troppo frequente accozzamento della lettera m: metacismo; — chi ha il difetto di pronuncia per cui non può pronunciar bene le parole in cui c’entrano le lettere I, s, o r: bleso; chi manda una specie di sibilo nel pronunciare le unite consonanti se: bisciolo; ognidun ga i su difetti, m. prov. solo Dio senza difetti, — ogni casa ha cesso e fogna, •— non c ’è uovo che non guazzi; chi xe in sospetto xe in difeto, m. prov. chi è in sospetto è in difetto, — chi è in peccato crede che tutti dicano male di lui, — chi ha la coda di paglia teme sempre di pigliar fuoco, — sospetto e difetto comprarono la casa insieme.

Difetuz, sm. difettuccio, maccatella.

Dificoltà, sf. difficoltà, difficoltade, difficoltate, difficultà difficultade, difficultate; far dificoltà, fare delle difficoltà; farse de le dificoltà, m. prov. cercar l’aspro nel liscio.

Difidar, vn. diffidare.

Difizile, agg. arduo, difficile, malagevole; far difizile, difficoltare: — „Per non difficoltarsi il lavoro bisogna prenderlo dolcemente;“ no esser gnente de difizile, m. avv. non essere di fuori: „2Vo xe gnente de difizile che’ l vegni a ora de pranzo. = Non è di fuori che venga pel desinare;“ ogni prinzipio xe difizile, prov. ogni principio è difficile; el difizile sta nel commziar, prov. barba bagnata è mezza fatta, — il peggio, o il più tristo passo è quello dell’uscio, o della soglia.

Difiziloto, agg difficiletto.

Digerir, vn. digerire, smaltire; digerir una baia, una piomba — e simili — digerire una cotta, una sbornia, — smaltire il vino, la birra, ecc.; dificoltà de digerir, apepsia, dispepsia; Digestion, sf. digestione.

Digo, specie d’mter. ascoltate — sentite — ehi — voi ! Dilapidar, vn. dilapidare, scialacquare, spargere.

Dilatar, va. e vn. allargare, ampliare, dilatare;. divulgare.

Dilatazion, sf. dilatazione; dilatazione morbosa delle arterie: aneurisma.

Diletar, vn. dilettare.

Diligente, agg. diligente, solerte.

Diluir, va. diluire.

Diluviar, va. diluviare, — piovere strabocchevolmente.

Dimanda, sf. dimanda, domanda; far la dimanda, far la chiesta: „La voi sentir una? Gaudenzio ghe ga fato la dimanda a siora Rosa. = Ne vuo’ sentir una? Gaudenzio ha fatto la chiesta alla signora Uosa“

Dimandar, va. chiedere; dimandare, domandare; interrogare; poet. cherere; dimandando se va Roma, m. prov. a dimandita si va a Roma, o domandando si va a Roma.

Dimenica, dimeniga, sf. domenica, sol die; domenica de le olive, o dei olivi, domenica dell’ulivo.

Dimenticatoio, v. usata nella frase: meter nel dimenticai, abbuiare che che sia, — metterla nel dimenticatoio

Dimentiganza, sf. dimenticanza; andar in dimentiganza, •— che che sia: andare fra gli scordati: — „La restituzione del libro prestatoti è andata fra gli scordati.“

Dimentigar, vn. dimenticare, scordare.

Dimeter, va. dimettere.

Diminuir, va. e vn. diminuire, scemare.

Dimostrar, va. addimostrare, dimostare; dichiarare, provare; manifestare.

Dindia, dindieta, sf. tacchina pollanca.

Dindin, v. imitativa il suono di una squilla: tintin.

Dindio, sm. zi. gallinaccio, polanco, pollo d’India, tacchino; met. imbecille, scimunito; seco come un dindio, secco come una lanterna, o come un uscio; rosso come un dindio