Pagina:Dizionario triestino (1890).djvu/525

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ZES - 524 — ZIE

samento, fine,, termine; interruzione.

Zesare, nome proprio di persona: Cesare; aver un cuor de Zesare, met, aver un cuor di Cesare; dar a Zesare quel che xe de Zesare e a Dio quél che xe de Dio, m. prov. quel che è di Cesare è di Cesare, — dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio. ,

Zespulio, sm. cespuglio; fato come un zespulio, cespugliuto; pien de zespuli, cespuglioso.

Zessada, zessamento, sf. sm. cessagione, cessamento, interruzione, cessazione, tralasciamelo —- e con voce antica: cessanza.

Zessar, vn. cessare, desistere,, finire, restare: — , E restato dal frequentar la su’ ganza.“

Zession, sf. cessione; zession de iuto el suo a favor dei creditori, cedibonis — leg. v. latina, “ indeclinabile.

Zessionario, sm. cessionario.

Zesso, sm. cesso, comodo, — luogo comodo, o luogo degli agiamenti.

Zesta, sf. canestro, cesta, cesto; zesta del pan, panattiera; — de le sarte,. spasa; — del fien, greppia; — per scassar la salata — e simili: scotitoio: — del pesse, lavatecca — se è grande e rotonda; sparza — se è piccola ed ovale; — co le spartizion, per portar fiasche, portafiaschi; chi che va torno vendendo bomboni co la zesta, pasticcinaio.

Zestaza, sf. cestaccia.

Zestel, zestela, sm. sf. cestella, cestellina, cestellino, cestello, cesterella, cestina, cestino.

Zester, sm. cestaio, cestaruolo, panieraio.

Zesto, sm. lo stesso che zesta; aver nel zesto, met, avere in tasca, — avere sotto la tacca dello zoccolo; chi no se contenta del onesto perdi l manigo con tuto ’l zesto, m. prov. chi non si contenta dell’onesto perde il manico ed il cesto, — chi troppo abbraccia poco stringe, o chi troppo abbraccia nulla stringe, — chi trop-* po tira l’arco si spezza, — chi tutto vuole tutto perde, — chi troppo tira la corda si strappa^ — chi troppo vuole niente ha, , — chi tutto vuole di ràbbia muore.

Zeston, sm. cestone, cestotta: — ^Regalò al piovano una cestotta di belle uve.“ 2ibaldùn, sm. scartàfaccio, straccio, zibaldone.

Zibiba, sf. zibibbo, uva secca; met chiazza, escara, schianza; aver, o no aver magnà le zibibe in bareta con qualchedun, met. essere, o. non essere affratellati, — essere o non essere nati ad un corpo, — stare, o non stare in sulla scrima con chi si sia, — poter rompere, o non poter rompere un bicchiere con chi si sia.

Zicatrizada, sf. cicatrizzazione.

Zicatrizar, vn. cicatrizzare, — rammarginare, rimaginare.

Zicatrize, sf. cicatrice; picola zicatrize, cicatricola; zicatrize che ghe resta nel colo a chi che ghe xe andado in supurazion de le giandole, gonghe, gongole.

Zichin, sm. lo stesso che zechin.

Zicogna, sf.zl. trampoliere di due specie: cicogna bianca — ardea alba; cicogna nera - ardea nigra.

Zieoria, sf. cicorea, cicoria.

Zidela, sf. pasticca: — pasticche per il mal di petto.“ — „Una scatola di pasticche d’altea;“ zidela de cicolata, pastiglia di cioccolata.

Ziel, sm. cielo,; mondo pulcro, paradiso, e nel linguaggio scritturale: Ea terra dei viventi; — volta celeste; aria, clima; destino, fato; cielo ove si trovano, i beati: empireo; met. aria atmosfera; del ziel, superno: — „Le superne bellezze;“ e per traslato: — „Il superno aiuto;“ ziel stelado, firmamento; portar, ai sete zieli, mei. alzare, levare, o portare a cielo, o fino al terzo cielo, o finoal settimo cielo, — mettere in cielo: — „Vorrebbe esser messo in cielo il presuntuóso;“ soto’ la capa del ziel - abitare, dormire, stare: a cielo aperto, o a cielo scoperto, o a ciel sereno; e met, sotto le stelle: — „Un originale simile a quello non lo si trova sotto le stelle;.“ per V amor del ziel,