Pagina:Dizionario triestino (1890).djvu/84

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CAN — 83 — CAN

cagneschi.“ — „Voce cagnesca chi che ghe voi ben ai cani, cinofilo; chi che no li poi sofrir, cinofobo: — „E’ da supporsi che Tempesta sia diventato ora il più gran cinofobo del secolo;“ can, si chiama pure un pesce, e ve ne ha due specie: palombo nocciolo — mustelus laevis; palombo comune — mustelus plebejus; can de cicì, mastino; — barhin, barbone, — cane barbone; — levrier, levriere, veltro; — buldo, molosso; — de cazia, cane da penna, o da fermo; — il bracco e il tasso — e in alcuni paesi anche il levriere, per giuoco — sono puri cani da caccia; ma da noi non si usano, o poco assai; can picólo e barufante, botolo; can che ga naso, met. cane sentacchio, o sentaccliioso; can con tre teste — roba dei poeti: cerbero; ciapar cani — del cosi detto canicida, recte accalappiatore: accalappiare; bater el can, met. affibbiarsi le scarpette, — battere il taccone; far de can, met. acciabattare, fare abborracciatamente, — far là pur che sia; far una fadiga de can, durare una fatica da cani; star de can, stare a disagio, — non aver il bisognevole; far una vita de can, condurre vita strapazzata, — essere come il cane del Babbonero; darghe drio come un can — al lavoro, allo studio: essere accanito al lavoro, ecc.; magnar come un can — e vale per mangiare meschinamente: mangiare pane e cipolle; seco come un can, met. magro strinato, — secco arrovellato; solo come uncan, solo nato; bruto come un can, orrido; che diventassi, o che divento un can — modo basso di affermare che che si sia, quasi imprecando a sè stesso: eh’ io rucoli, — ch’io arrovelli, ch’io assaetti, che io arruzzoli; fiol de un can, — raza de can, m. bassi, figlio d’un cane, — nato d’un cane; saver una roba cani e porchi, met. essere scritta una cosa in su’ boccali di Montelupo; do cani torno un òsso, met. due ghiotti ad un tagliere; esser come can e getto, met. star come cani e gatti, o come capre e coltellacci, — essere come il diavolo e la croce, o il diavolo e Sant’Antonio; scodarle come i cani, mei. far come i cani, o scuoterle come i cani; far stomigo fin ai cani, met. far stomacare un cane, o i cani; far paura ai cani, met. far spiritare i cani; chi rifuda pan xe pezo de un can. chi rifiuta pane è peggio d’un cane; can e vilan no sera mai la porta, cani e villani lascian sempre l’uscio aperto; de quel can che ga morsigà con quel pel se se devi guarir, loc. prov. con la pelle del cane si sana la morditura; can che baia no morsiga, prov. cane da pagliaio, — cane che abbaia non morde, o poco morde, — can da pagliaio abbaia e sta discosto, — abbaia il cane più quanto più teme, — chi troppo abbaia s’empie il corpo di vento, — chi lo dice non lo fa, — - chi molto profferisce poco mantiene; e viceversa: chi la voi fare non la dice, — chi far de’ fatti vuole, suol far poche parole; deghe al can che ’l xe ’ rabioso, loc. prov agli zoppi grucciate, — al mal fagli male, — piovere sul bagnato; lassar star in pase el can che dormi, prov. non stuzzicare, o svegliare il can che dorme, o stuzzicare il naso dell’orso quando fuma, o le pecchie, o il vespaio, — chi tocca il can che giace, ha qualcosa che non gli piace; can no magna de can, loc. prov. il lupo mangia ogni carne e lecca la sua, — lupo non mangia carne di lupo, — cane non mangia di cane, — corvo con corvo non si cavò mai occhio, — tra furbo e furbo non si camuffa; bisogna rispetar el can per el paron, — lecar ’l can per el paron, prov. bisogna rispettare il cane per il padrone, — bisogna avere, o portar rispetto al cane per amore del padrone, — chi ama il padrone ama il suo cane; esser fortuna come ’l can in cesa, essere affortunato come i cani in chiesa; drizarghe le gambe ai cani, met. addrizzarle gambe a’ cani; una volta cori ’l can, e sf altra, o e una ’l levro, prov. una volta corre il cane e l’altra la lepre; nanca ’l can no mena la coda per gnente, prov. per nulla non canta il cieco — ed è giusto, perchè: omnis labor optai proemium, — l’interesse è figliuolo del diavolo; la grandeza senza pan la xe dura come

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