Pagina:Documenti inediti o rari sull'antica agiatezza cremonese.djvu/14

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lacci, cappio d’oro o d’argento, alcune con perle, giojelli e rubini del valore dai 20 ai 30 filippi, dai 25 ai 50 scudi. Finalmente vi si trovavano prospettive d’oro con perle, o con cappio d’oro e diamanti stimate 200 scudi, gargantiglie, botte, nocette, lazzi d’oro con perle e diamanti o smaltati del valore di 30,60,100,125,150, 200 e sino di 1000 filippi, altre di 550 Scudi.


CONCLUSIONE


Altre memorie del secolo XVI ci tramandarono, che le case de’ nobili e de’ ricchi gentiluomini e mercanti cremonesi, come le chiese e badie, i monasteri e i conventi, erano fabbricati con grandi spese e magnificenze, ridondavano nel loro interno di eleganti o venerandi cimelj, di rarità archeologiche ed artistiche, di lavori peregrini e preziosi per la materia e per l’arte, si ornavano anche all’esterno di egregie pitture a fresco sì, che la monumentale Cremona appariva tutta gaja e ridente, e vestita a gala quasi per una pompa festiva. (Lanzi, Stor. pittor.); che il territorio lieto di vendemmie e di messi, di pometi e giardini, di case e di ville pareva un subborgo continuo della città, con borghi e castelli pieni di popolo operoso, agiato e civile, e somiglianti a città (Alberti, Descr. d’Italia); che le famiglie più cospicue, le persone più illustri amavano essere ascritte nell’albo de’ mercanti, esercitare la mercatura ed impiegarvi i lor capitali, aver banche commerciali nelle prime città d’Europa e negoziarvi le manifatture de’ rigogliosi opificj cremonesi, che occupavano intere contrade della città, sei capacissimi subborghi, e il porto sul Po, il quale per le molte navi ed il traffico grande chiamavasi la piccola Venezia; che per la dovizia finalmente dei negozi e dei