Pagina:Dodici monologhi di Gandolin.djvu/64

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58 il nonno

gattino — si presentò anche lei, con una carta piegata come una letterina, strillando:

Chitto, chitto io, — Ah, hai chitto? E mi diede la lettera; c’erano tre aste nere fatte col ditino intinto nel calamaio. A proposito di ditini: Giulio ha un vizio, ogni tanto si caccia un dito in bocca. Io gli dico: Quel dito in bocca non ci si mette! E lui, obbediente, leva quel dito e.... ce ne mette un altro (istintivamente fa il movimento, poi accorgendosi lo tira via). Non vi dico niente, quando sono riuniti tutti e tre in giardino al sole, tra i fiori, le farfalle: corrono, saltano, urlano, sembrano ubbriachi di paradiso.

L’altro giorno, Giulietto, per correre dietro a una lucertola, che, secondo lui, era un coccodrillo, rovinò tutti i rosai della mamma, che, a sentir quel che gli ha detto, era uno spavento, e poi lo ha chiuso nel camerino buio a pane e acqua.

Poverino! passavo sempre davanti all’uscio e lo sentivo piagnucolare. È inutile, io non ci reggo! Ho socchiuso la porticina e gli ho dato dei dolci. Santi del paradiso! Sono stato scoperto dalla