Pagina:Dodici monologhi di Gandolin.djvu/73

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il signore che pranza in trattoria 67


Il cameriere non viene.

Cava un giornale dalle tasche di dietro: lo spiega, si mette a leggerlo, come un miope, e sbadiglia.

Suona col coltello sul bicchiere.

Il cameriere arriva. Soddisfazione. Il cameriere snocciola la lista e lui ascolta, facendo, ogni tanto, segni di disapprovazione e di orrore.

Ordina i maccheroni al sugo, ripiega il giornale e se lo mette in tasca.

Spiega il tovagliolo sui ginocchi. Prende il bicchiere, lo guarda contro la luce, l’annasa, vi fiata dentro e lo ripulisce: poi lo guarda di nuovo contro luce, tenendolo per il peduccio.

Ripulisce la posata: appoggia i gomiti alla tavola e la testa alle mani e aspetta.

Arrivano i maccheroni. Prima forchettata, si scotta, e li rigetta nel piatto. Cerca da bere, versa un po’ di vino, avvicina il bicchiere al sifone di seltz, e uno spruzzo d’acqua sulla manica lo fa trasalire. Si pulisce bene.

Beve, mangia, e si macchia. Pulisce l’unto col tovagliolo, poi s’annoda il tovagliolo intorno al collo e lo spiana per benino con la mano sul petto.