Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/237

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capitolo xxiii. 219

saltando di masso in masso e di macchia in macchia con gran leggerezza. Gli parve nella sua fantasia che fosse seminudo, colla barba nera e folta, coi capegli rabbuffati, i piè scalzi, nude le gambe, e con un pajo di calzoni di velluto lionato, ma stracciati per modo da mostrare da molte parti le carni. Avea scoperta la testa, e benchè apparisse solo di tratto in tratto, il cavaliere della Trista Figura osservò e notò minutamente ogni cosa; ma quantunque tentato avesse di seguitarlo, nol pote fare perchè la debolezza di Ronzinante gli vietava di valicare per quei precipizj; e tanto più che il suo passo era di natura sua assai limitato e flemmatico. Ora si figurò don Chisciotte che costui fosse il padrone del cuscinetto e del valigiotto, e propose fra sè di volerlo raggiungere quand’anche avesse dovuto aggirarsi per un anno intero tra quelle balze. Ordinò a Sancio pertanto che battesse da una parte la montagna, mentre egli se n’andrebbe per la opposta via; chè forse in tal guisa raggiungerebbero quell’uomo che gli era sparito dinanzi agli occhi. — Non posso, rispose Sancio, perchè scostandomi da vossignoria mi entra addosso una paura che mi dà mille batticuori, e mi rappresenta mille visioni; e ciò le serva di avviso, perchè da qui in avanti io non mi allontanerò un dito solo da lei. — Sia quello che vuoi, disse don Chisciotte, ed io sono contentissimo che tu ti possa valere del mio coraggio, che non ti mancherà se bene ti mancasse l’anima nel corpo; seguimi dunque a poco a poco, o come potrai, e spia da per tutto cogli occhi. Noi ci aggireremo per questa montagnuola, e forse c’imbatteremo nell’uomo da noi veduto, il quale certamente sarà il padrone di tutto quello che abbiamo trovato. Al che Sancio rispose: — In questo caso saria molto meglio che non lo andassimo cercando, perchè se lo troviamo, ed è veramente il padrone del danaro, è cosa evidente ch’io gliene dovrei fare la restituzione; però il meglio sarebbe lasciare in disparte queste inutili diligenze, e che possedessi il danaro in buona fede sin tanto che per qualche altro modo men curioso e meno sottile si scopra il vero padrone: perchè questo accadrà probabilmente quando i danari saranno spesi tutti, ed allora il re ce ne farebbe franchigia. — In ciò t’inganni, o Sancio, rispose don Chisciotte, perchè in questo dubbio siamo obbligati a cercare il padrone ed a restituire: e quando non lo trovassimo, il dubbio in cui siamo ch’egli sia desso già basta; per altro, amico Sancio, non ti dar pena di cercare di lui, chè ne andrò io sulle tracce„. Ciò detto, spronò Ronzinante, e Sancio lo seguì a piedi e carico per colpa di Ginesucccio di Passamonte1; ed avendo trascorsa

  1. Si vedrà nel capitolo seguente che il Cervantes parla poi ancora dell’asino di Sancio come se Ginesuccio non glielo avesse rapito.