Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.2.djvu/26

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16 don chisciotte

se ne stava ascoltando il discorso del dottore, e rizzandosi sopra una vecchia stuoia, dove tutto ignudo giaceva, dimandò con sonora voce chi era colui che se ne partiva sano e in cervello. — Sono io, rispose il dottore: quello io sono, o fratello, che me ne vado, non essendo oramai più necessario qui il mio soggiorno: e rendo infinite grazie al cielo per così segnalato favore. — Guardate bene quello che dite, o dottore, nè vi lasciate ingannare dal demonio, replicò il demente: non movete passo e restatevene in santa pace dove siete, chè così vi risparmiete l’incomodo del ritorno. — Io so che mi sento guarito, replicava il dottore, nè occorrerà più l’andare e tornare innanzi e indietro. — Voi guarito? soggiunse il pazzo; oh la vedremo! andate pure con Dio, ma io giuro a Giove, la cui maestà rappresento su questa bassa terra, che per questo peccato solo che oggi si commette nella città di Siviglia, col lasciarvi uscire di questa casa come se già foste guarito, voglio darle sì terribile gastigo che abbiasene a ricordare nei secoli dei secoli amen. E non sai tu, dottorello imbecille, che sta in mio potere il farlo, essendo io, come ti ho detto altre volte, Giove tonante che tiene in sua mano le fulminatrici saette colle quali soglio minacciare e posso incenerire l’universo? In un modo solo per altro io darò gastigo a questo ignorante popolo, e lo farò col negare la pioggia alla città, al suo distretto e ai contorni per tre interi anni da computarsi dal giorno e dal punto in cui ho proferita questa minaccia: tu libero, tu risanato, tu in cervello, e io pazzo, io infermo, io fra i ceppi? che io possa restare morto se non interdico la pioggia!

“Alle voci e alle dichiarazioni del pazzo, ponevano gli astanti somma attenzione; ma il nostro dottore voltosi al cappellano e prendendolo per mano, gli disse: — Non abbia paura la signoria vostra e non faccia conto dell’espressioni di questo pazzo, perchè se egli è Giove che nega la pioggia, io che sono Nettuno, padre e nume delle acque, farò piovere ogni volta che me ne venga il destro e ne conosca il bisogno„. Cui il cappellano: — Non sarà bene per altro, signor Nettuno mio, il provocare lo sdegno del signor Giove: resti vossignoria nella sua abitazione, chè ciò vedremo un altro giorno a più comodo ed agio. — Fecero grandi risate il rettore e gli astanti, del che prese molta collera il cappellano, ma intanto al povero dottore furono tolti di nuovo i vestiti, e restò allo spedale; e così termina l’istorietta„.

— E questo è dunque il racconto, disse al barbiere don Chisciotte, che per cadere bene in acconcio ella non ha potuto far a meno di esporci? Ah, signor barbitonsore, signor barbitonsore, è