Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.2.djvu/29

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capitolo i. 19

bii, chè non è bene lo starsene cogli scrupoli sulla coscienza. — Poichè mel concede, rispose il curato, dico che il mio scrupolo consiste nel non potermi persuadere a verun patto che tutta la caterva degli erranti cavalieri testè riferiti da vossignoria sieno stati realmente e veracemente persone in carne ed ossa al mondo: e piuttosto crederei che tutto fosse finzione, favola, menzogne e sogni raccontati da uomini desti, o per meglio dire mezzo addormentati. — Questo è un altro sproposito, rispose don Chisciotte, in cui caddero molti che non ebbero per vera l’esistenza di questi cavalieri nel mondo, ed io più volte in diversi luoghi e in differenti occasioni ho procurato d’illuminare i ciechi, e di trarli da questo quasi universale inganno. Non vi sono qualche volta riuscito, ma talora sì bene, perchè ho appoggiato alla verità le mie dimostrazioni: verità tanto incontrastabile, che sto per dire di avere veduto cogli occhi miei propri che Amadigi di Gaula era un uomo di alta statura, di bianca carnagione nel viso, di bellissima barba, tuttochè nera, di guardatura tra il mansueto e il feroce, di poche parole, restio nello sdegnarsi e facile a deporre l’ira. E come qui ho disegnato Amadigi, potrei, a parer mio, dipingere e far conoscere di persona quanti cavalieri erranti si trovano nelle istorie del mondo. Questa perfetta mia cognizione dell’essere loro deriva dal fondamento di ciò che di essi mi ha tramandato la storia particolare; dalle imprese colle quali si segnalarono, ed infine dalle stesse loro qualità ricavare si può per filosofica induzione la fisonomia, il colore e sino la statura loro. — Di che grandezza crede vossignoria, mio signor don Chisciotte, domandò il barbiere, che debba essere stato il gigante Morgante? — Quanto ai giganti, rispose don Chisciotte, variano le opinioni se sieno o no stati al mondo: ma la Sacra Scrittura, che non può un attimo discrepare dalla verità, ci fa sapere che vi furono, raccontandoci la storia di quel filisteaccio di Golia, ch’era alto sette cubiti e mezzo, il che costituisce una smisurata grandezza. Anche nell’isola di Sicilia si sono trovati stinchi e spalle sì grandi da dovere concludere necessariamente che furono giganti quelli dei quali formavano parte, e ch’erano grandi come alte torri: verità alla quale conduce una induzione geometrica ed infallibile. Non saprei asserire con certezza quanto grande fosse Morgante; ma io credo che non debba essere stato molto smisurato; perchè trovo osservabile nella storia, in cui si fa menzione particolare dell’eroiche sue geste, che molte volte dormiva al coperto; e potendo stare in abitazioni coperte dal tetto, è cosa evidente che non fosse sterminata la sua persona. — Così è per lo appunto, disse il curato, il quale pigliava gusto a sentirlo dare in sì grossi svarioni; e gli