Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.2.djvu/28

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18 don chisciotte

gentile di Ruggero? Tutti questi e molti altri cavalieri dei quali potrei parlare, furono, signor curato mio, cavalieri erranti, luce e gloria della cavalleria. Questi ovvero altri a loro simili vorrei che fossero quelli da me prescelti; chè tali essendo n’avrebbe ottimo servigio la Maestà sua, risparmierebbe molte spese, e al Turco toccherebbe di strapparsi la barba a pelo a pelo. Eh! appoggiato a queste vere dottrine non voglio io starmene a casa mia, se anche il cappellano non viene a trarmene fuori; e se Giove, come disse il barbiere, non farà piovere, sono qua io che darò pioggia quando me ne venga la voglia: e dico questo perchè sappia quel caro signor bacino da barba ch’è da me ben inteso.

— In verità, signor don Chisciotte, rispose il barbiere, che io non dissi per offenderla, nè dee vossignoria aversene punto a male. — Se io debba o no avermene a male, ciò a me si appartiene„ replicò don Chisciotte. A tal passo soggiunse il curato: “Non avendo io sinora quasi mai favellato, non vorrei restarmene con uno scrupolo che mi rode e carica la coscienza, e che nasce da quanto pronunziò il signor don Chisciotte; posso parlare o no? — Su questo e su di altri più importanti soggetti, rispose don Chisciotte, può liberamente spiegarsi il signor curato; e faccia pur noti i suoi dub-