Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/139

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ragionamento settimo 133


Conte. Gli ho uditi nominare a Vinegia; e si tiene, si per merito e dignitá del padre come per le naturali virtú che ha in sé che sará un giorno cardinale.

Alfonso. Dio facci succeder tosto tanto bene per onore della virtú e utile de’ virtuosi! Voi ci troverete ancóra il signor marchese d’Oria illustrissimo, che si può mettere nel numero dello splendor de’ cavalieri onorati; e voglio che pigliate amicizia d’un suo giudice, che è mirabile di lettere, di dottrina e di nobiltá, il signor Giovan Paolo Teodoro; veramente voi lo troverete molto eccellente e magnifico.

Conte. Se ben mi ricorda, io ho udito da un gentile e cortese messer Marc’Antonio Passero lodare in molte lettere ancóra cotesti signori.

Alfonso. Lo credo, perché son signori da farsi amare insin dall’Invidia e onorare dal Biasimo; or pensate se un gentiluomo gli debbe celebrare anch’egli in carte! Voglio che in mio nome facciate riverenza al gran don Ferrante Caracciolo, lume della nobiltá; al marchese Della Terza, il signor Giovan Maria d’Azia, persona famosa, illustrissima e degna. Al signor Ferrante Carrafa scriverò a lungo; questo è un signore da tenerne conto, perché è la cortesia del mondo. E vi darò ancor compagnia, d’andare in lá, d’uno spirito gentile, genovese, chiamato il signor Francesco Bissi, per mia fede molto letterato e di nobile ingegno.

Conte. Questa mi sará ben grata, oltre al non esser solo, d’essere accompagnato sí onoratamente.

Alfonso. Che buone faccende v’avete voi, se si può dire?

Conte. Vo per veder Roma e Napoli a posta, e non per altro; poi, inanzi che sia l’inverno, fo pensiero d’andare in Ungheria dal mio fratello monsignore, che è nunzio del papa al re de’ romani, e quivi starmi riposatamente e uscir di questi travagli che ho di qua.

Alfonso. Vi dimandava delle faccende di Napoli, perché ho veduto non so che fagotti.

Conte. Son tre libri che da Vinegia son mandati ad alcuni signori: uno ne va al conte d’Aversa.