Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/253

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ragionamenti arguti 247


Vittorio. La migliore adunque è la mia, che ho preso per gastigo de’ miei errori tutto il tradimento usatomi e ho giudicato che sia ben fatto d’aver ricevuto una sbrigliata, e da quella pigliare il morso con i denti e dire: io vo’ far conoscere al mondo che costui è uno ignorante, perché farò dell’opere senza i suoi giudizii e migliori e piú belle; lui ne fará delle piú goffe; ergo e’ fia tenuto un pedante giusto giusto e un pedantissimo ignorante.

Agnolo. Questa è piú sicura strada, lasciarlo dir male e far bene, mostrar e far vedere a ciascuno con l’esempio di lui medesimo chi egli è. Al resto, Vittorio.

Vittorio. Non piú di questa razza di amici finti, doppii1: ma egli ce n’è d’un’altra che sono scempi, che adoprano in tutte le cose il «ma»: — Questa opera è bella, ma... Questa figura è ben tirata, ma... Il tale è uomo da bene, ma... Fará una buona riuscita messer tale e quale, ma... — Malanno che Dio ti dia! — si dice agli amici del «ma». Io ne conosco uno che mi ride sul ceffo e mi loda, e sempre ci aggiugne, quando favella con altri e che m’è dietro alle spalle «ma». Ma quando io lo veggo, ogni cosa è ben fatto. — Vittorio fa ben le comedie, ma egli pecca un poco poco nell’invenzione; Piero ha bonissime lettere latine, ma non le sa esprimere; Giovanni è gran musico, ma ha cattiva grazia nel cantare; Martino è un soffiziente scrittore, ma è straccurato e pecca in ortografia; l’opere del Macchiavelli son belle, ma insegnano certe cose che non mi piacciono; le cose dell’Aretino son vive e sopreme, ma, non essendo dottore, come fa egli a farle? le cose del Muzio hanno un bel stile, ma non lo vorrei tutto equale; le cose dell’Alamanni son buone, ma egli ne fa troppe. — O che malanno di giudizio è questo? Sapete chi son poi costoro? Certi aghiacciati che sanno l’a b c, e su quella si sono afissati e hanno posto il tetto, dicendo: — Egli è meglio sapere poco poco, ed essere illustrissimo ed eccellentissimo che saperne assai e farle imperfettamente e non giungere a quel supremo grado. — Ma non

  1. Anco questa è una tirata contro il Domenichi [Ed.].