Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/257

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RAGIONAMENTO DELLA POESIA

FATTO AI MARMI DI FIORENZA.

Baccio del Sevaiuolo e Giuseppe Betussi.

Baccio. Di grazia, se voi mi volete fare un piacer grande, non mi ragionate di versi, perché questa poesia è stata tanto rimestata che la pute: non vedete voi quanti versi son multiplicati?

Giuseppe. Io favello de’ buon poeti e dico de’ buon versi, e non de’ goffi componitori e degli sciocchi componimenti.

Baccio. Voi m’avete fatto paura con il vedervi tanti e tanti scartabegli trar fuori di quella vostra valigia: dove avete voi fatto mai tanta ragunata di poeti?

Giuseppe. Pensate che io vengo da Vinegia, dove sono infiniti spiriti peregrini, e da ciascuno piglio quel che io posso avere e poi fo la scelta e mi riserbo il meglio.

Baccio. Cominciate a squadernare del buono alla prima volta.

Giuseppe. S’io leggo i piú begli, gli altri vi parranno brutti.

Baccio. No, fate distinzione: cominciate a lèggere qualche cosa d’amore, poi di burla, andate poi alle battaglie, alle lodi particulari degli uomini e, cosí, d’una cosa nell’altra di mano in mano. Che bel libro è cotesto piccolo! oh bella lettera! oh che bei disegni!

Giuseppe. Questo è un libro che m’ha dato messer Francesco Marcolini, il quale dará tosto in luce; dove si fa che le parole s’accordano con l’intaglio e tutto il libro parla d’amore.