Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/263

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ragionamento della poesia 257


un fantaccino combatte con un capitano e vince, uno scolare disputa con il lettore e lo supera, o uno che non sa compitar «dottore» manda a gambe levate un legista.

Giuseppe. Voi farete che io darò alla stampa un mio dialogo amoroso.

Baccio. Cosí fate e state poi per le botteghe e per le case e massime dove voi non sète conosciuto, a vedere e udire l’opinione degli altri. Or udite questo madrigale che io vi voglio dire, il quale è della lega di quegli che avete letto, e l’ho avuto anch’io dal Marcolini e vuole che gli facci disegnare da messer Giorgio Vasari, suo compare, una figuretta.

Giuseppe. Sí, ma bisogna che si possi disegnare cosa che abbia garbo.

Baccio. Ho ordine di far dipingere una figura d’un giovane inamorato, il quale, apertosi il petto, mostri che egli non ha cuore, ma in quel luogo v’è una fiamma di fuoco; e stará benissimo, sí come dicono queste parole:

Amor dentr’a quel loco
m’accese un dolce foco.

che senza core io viva;
ma la mia fiamma cara
quanto piú m’arde tanto piú m’avviva;
e questo sol deriva
da un gran poter d’Amore
che cangia un core in fuoco e ’l fuoco in core.

Giuseppe. Fia bellissimo. Ma veggiamo s’io avesse qualche cosa buona ancóra: togliete queste altre composizioni e leggete.

Baccio. Che libro è questo scritto in ebreo, greco, latino, todesco, spagnolo, francese e toscano? La mi pare una medesima composizione in tutte queste lingue.

Giuseppe. Oimè! date qua, ché io ho commission di non lo mostrar altrimenti.

Baccio. Che mistura è ella! Lasciatemi lèggere il titolo almanco: Il baleno, il tuono e la saetta del mondo nuovo. Questa debbe essere una bizzarra materia.