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220 i marmi - parte quarta


Pellegrino. Lasciatemi prima lèggere una lettera scritta al Doni e la sua risposta, che penso certo che non vi dispiaceranno.

Viandante. Or su, cominciate, presto, ché è tardi.

Pellegrino.«Sia data al magnifico Doni, a Vinegia, in casa di messer Francesco Marcolini.

«Mentre ch’io leggo le vostre opere, non posso fare che, a ogni nuovo concetto de’ vostri che io vi veggio sculpito, non istia un pezzo a lambiccarmi il cervello sopra; talmente che io mi risolvo, a tante varie invenzioni vostre, a tanti concetti stravaganti, a tanti trovati bizzarri e a tanta scienza che io vi trovo dentro, arte, dottrina e profonditá, di intender forse piú inanzi che l’uomo, leggendole per piacevolezza, non si crede; dico che io credo che abbiate uno spirito, come si dice, in qualche vaso o in qualche palla di vetro legato e, costringendolo, lo facciate dire ciò che voi volete. Ma udite in che modo io sono andato strolagando che voi lo dimandiate ed egli vi risponda e insegni. Tengo veramente, sí come è il vero che voi sappiate come il demonio è padre della menzogna, e, dimandandogli voi che vi dicesse il vero, ancor che egli ve lo promettesse, non ve lo direbbe; cosí, sapendo voi questo, penso che andiate seco da galantuomo con dirgli: — Diavol maindetto, io vorrei scriver, come gli altri, molte bugie, molti trovati bugiardi, ma io vorrei che fussero tanto maggiori quanto tu sei maggior di loro nel dir le bugie; però ti prego, per il desiderio che tu hai ch’io ti lasci uscir di cotesta prigione, che tu mi aiuti dir mille e millanta bugie; perché oggi è molti che credono piú al diavol le bugie che a un santo la veritá. — Se lo spirito, che è la istessa tristizia, vi rispondesse: — Egli non istá bene a te a dir le bugie, che fai profession di scrivere il vero — (lasciano andare che voi direste: — Io scriverò quelle che tu mi dirai) — súbito soggiungereste: — Essendo scrittor delle publiche ciance, è forza dir delle matterie come tutti gli altri cicaloni scrittori hanno scritto. — E che sia il vero, ci sono stati di quegli che hanno voluto scriver le virtú delle pietre e hanno detto che il rubino è rimedio ottimo al veleno, che il berillo fa inamorare, che il calcidonio conserva la mente, la corniuola mitiga l’odio, il corallo spegne la sete; e dicon solamente queste bugie, per aver trovato una veritá, che ’l cristallo tiri la carne e la calamita il ferro. Ma che dirò io di queste poche gioie? A tutte hanno tro-