Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. II, 1928 – BEIC 1814755.djvu/226

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il pellegrino, il viandante e il romeo 221

vata la sua proprietá: il balascio dicono che non si scalda al fuoco; l’oro intendono che, accostandolo al fuoco, egli non s’iscaldi, e io intendo che per conto alcuno e’ non si debba scaldare al fuoco, perché si guasta; la granata dicon costoro che l’arreca allegrezza e contento. Bisogna distinguer di che sorte granata: quella che spazza la casa, arreca pulitezza, e la politezza, parlando per via di loica, porta contento, perché, quando l’uomo vede pulita la casa, se ne ha un certo contento galantemente; e chi è scopato dalla granata non ci trova dentro quella virtú altrimenti. Io credo che il corallo spenga la sete in questo modo, che, avendone da vendere assai, e cavatone i danari, e andare a comprare da bere e bere: cosí il berillo facci inamorare; cavarne degli scudi e pagare le donne; allora tu vedrai che le s’inamoreranno. Queste son bugie piacevoli, parenti di quelle che danno gli epitetti alle bestie, come dire, il capriolo è destro, la golpe è maliziosa, il tasso è sonnacchioso, il pardo è macchiato, l’elefante è religioso, la fenice è immortale, l’aquila altèra, il cigno canoro, il falcon veloce, la cornice presaga, e altre baie ridicolose. Luciano, che vedde ancóra lui che molti scrittori dicevan le bugie, fu galantuomo, perché scrivendo le sue bugie per vere narrazioni, protestò inanzi con avisargli che scriveva bugie: ma quegli che scrivon le cose per veritá, che son falsissime bugie, come va la cosa? Il dir che ’l fonte di Paflagonia fa imbriacar chiunque ne beve; che ’l fonte del Sole bolle la notte e il dí sta freddo; che ’l fonte dell’Epiro accende ogni cosa che è spenta e spegne ciò che è acceso... una ne credo io sicuramente, perché tutte l’altre acque spengano ancor loro. Sí che queste son bugie ancor loro di quelle marchiane. Non sará, adunque, da maravigliarsi alcuno che i vostri Inferni, quali m’ha mostrato messer Danese da Forlí, giovane litteratissimo e nobile e ottimo intenditore delle buone lettere grece, i quali se un folletto di quei dell’ampolle non ve ne avesse saputo dir qualche cosa, penso che non avreste mai trovato tante femine solennissime meretrici, tanti ruffiani famosi, tanti dottori ignoranti, tanti soldati poltroni e tanti pedanti ignoranti. Io per me stupi’, e non vi rimasi mezzo, quando lessi sí stravaganti Inferni e tante innumerabil pene. Dove vi sète voi imagináti mai sí mirabili affanni negli amanti? Ora torno a bottega, e dico che il libro è tutto spirito; e senza qualche grande spirito non potevi far opera sí piena di spiriti che fa spiritar me; e chi la leggerá, credo che si spiriterá di stupefazione. Si che io vi prego a dirmi che spirito