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90 i marmi - parte terza


L. 50
V. 5
X. 10
65

e quest’altro sessanta cinque: talmente che 601 e 65 fanno quel numero che dice san Giovanni nell’Apocalisse, 656, che è il nome di quella bestia.

Sazio. I nostri moderni non hanno eglino dettovi qualche cosa sopra?

Stucco. Non, ch’io sappia; ma io ce ne ho due nuove nuove fatte di vecchio.

Sazio. Avrò caro di saperle.

Stucco. La pazienza adunque sia teco; e aspetta che io dica ogni cosa e poi ti segna.

Sazio. Son contentissimo: or di’, via, ch’insino all’ultimo che tu dirai «io ho finito», non son per dirti una parola al mondo.

Stucco. Essendo la settimana santa ai divini ufizii negli Angeli, mi venne alquanto da velare gli occhi; cosí m’apoggiai sul mio bordone e mi messi il cappello in capo e dormi’ leggier leggiermente un buon buono spazio di tempo. O che fussero i pensieri delle cose di Dio che io mi rivolgeva, inanzi che mi venisse sonno, nella mente o vero spirito buono o altro lume celeste e grazia data di sopra, egli mi pareva d’essere in un tempio pien pieno di popoli i quali cantavano in compagnia le tanie e fra l’altre cose dicevano in quelle piú e piú volte: «A bestia mala libera nos, Domine». Risvegliatomi in questo, pregava Iddio che dovesse darmi tanto lume ch’io potesse interpetrar qual era questa bestia; e, avendo in mano un Testamento nuovo, volle la sorte che io aprisse quel capitolo dell’Apocalisse. Standomi adunque in questa fissa imaginazione insino al sabato santo, quando si cantavano le letanie, e’ mi parve (so certo che non fu vero), mi parve che uno rispondesse ai sacerdoti: «A Martin Lutera, libera nos, Domine». Quando mi parve d’udir questo nome, me n’andai a casa e cominciai sopra del nome a calcular numeri: ed è gran cosa che altro nome che il suo