Pagina:Dopo il divorzio.djvu/225

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— È vero.

Dopo di che una gran calma parve spandersi nella camera giallognola e misteriosa. Il malato tornò a stendersi sul letto, tacque, si calmò, si assopì; anche la vedova acconsentì ai consigli di zio Isidoro ed andò a coricarsi. La faccia grave del guardarobe rossastro tornò a dominare pensosa nella penombra, ed il soffitto color nuvola gravò sul silenzio della camera come sopra una campagna deserta. Le cose tutte, calme, impassibili, parevano ripetere le parole di zio Isidoro:

— Cose del mondo!


Il medico condotto di Orlei, dottor Puddu, era una specie di bestia grossa e gonfia. Un tempo anche egli aveva avuto grandi ideali; ma la sorte lo aveva sbalzato in quel paesello solitario, ove la gente raramente ammalava, ed egli s’era dato a bere, prima di tutto per scaldarsi, — essendo egli meridionale, — poi perchè i liquori ed il vino gli piacevano immensamente. Ora egli era, oltrechè alcoolizzato, completamente incretinito, tanto che neppure gli abitanti di Orlei lo stimavano.

Giacobbe Dejas si lamentava di un dolore al fianco e dottor Puddu gli cauterizzava la mano ferita dalla tarantola, e gli diceva con voce rauca:

— Stupido. Non si muore di queste cose. D’altronde, se muori tu è come muoia un asino.

Zia Anna-Rosa lo guardava con ira e brontolava. Era diventata collerica, la povera donnina; si arrab-