Pagina:Doyle - Le avventure di Sherlock Holmes.djvu/115

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— Grazie, Labruna, non ho nulla, non mi sento nulla; sono smontato di guardia, mi sento stanco, ecco tutto.

— Oh, oh, che razza di storie mi tiri fuori ora: tu non vuoi dirmelo, capisco, ma l’immagino bene io che cos’hai: Vuoi che te lo dica? Tu sei triste perchè è Natale e pensi a casa, pensi all’Elvira.... oh non dir di no, veh! io lo so. perchè l’ho provato prima di te, due anni fa quando tu eri ancora a casa: è vero o non è vero? Ma del resto fatti coraggio; il tempo passa, vedrai; il tempo è galantuomo: via, Angiolillo, sta su: to’, prendi un sigaro, fuma, ti fa bene, ti scaccia la noia: Lo so: certe feste sarebbe meglio che non venissero per noi; si pensa, si pensa e poi si resta male e non si mangia più e non si dorme la notte.

Bisogna avere un po’ di pazienza, si sa; tu hai anche ragione, non dico di no io, ma dopo tutto, te l’ho detto: il tempo scorre e i mesi passano e poi si diventa un’altra volta borghesi e il Natale si fa a casa, accanto al focolare con la mamma a fianco e il babbo e la ragazza che ci guarda e ci sorride. E allora sì che si sta allegri e la vita militare si ricorda con piacere e si prova una consolazione a dire: l’anno scorso ero di guardia al carcere tale.... sentinella numero uno.... e nevicava e faceva un freddo.... ma tu piangi, Angiolillo, oh, ma sai che sei curioso? che bisogno c’è mo’ di piangere; via sta zitto, non farti vedere; chissà cosa penserebbero: Vieni, andiamo in cantina, andiamo a berne un litro di quello buono, faremo Natale anche noi, parleremo del paese, ti racconterò certe cose della Rosina, l’innamorata di Ciccillo, te la ricordi Rosina? vieni, andiamo.

— Lasciami stare, Andrea, te ne prego, un’altra, volta, questa sera è impossibile.

— Allora ti dirò che non sei un patriota e non ti guarderò più in faccia.

E il povero Angelo si era lasciato condurre in cantina, sebbene a malincuore e si lasciò cadere su di una sedia affranto, col cuore gonfio, con le lagrime che gli tremolavano fra le palpebre. Bevette un sorso e poi rimase lì muto, le braccia penzoloni, gli occhi fissi a terra, col pensiero chissà dove.