Pagina:Doyle - Le avventure di Sherlock Holmes.djvu/117

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Angelo Carini si era rallegrato in cuor suo per quella visita così opportuna giacchè, diciamolo subito: egli era andato in cantina non perchè avesse avuto voglia di bere e di distrarsi, ma così, per non far dispiacere al suo "patriota" Labruna, e, a dirla schietta, non si trovava punto bene in quei pandemonio, fra quel branco di ragazzi allegri.

— Addio, Labruna — aveva detto non appena era comparso l'ufficiale di picchetto; buona sera, vado a letto, ho un dolore alla testa che non ne posso più.

E in due salti fece le scale e fu in camerata: andò al suo lettuccio, si levò la giubba e i pantaloni e si cacciò sotto le coperte così, mezzo vestito, battendo i denti pel freddo.

Ah, la era finita finalmente! Quelle baldorie non sapeva proprio digerirle lui; quel bere e bere, quel vociare, quell’allegria pazza dei compagni gli dava ai nervi, gli metteva una stizza, un malumore incredibile; quello sghignazzare, quei ritornelli antipatici degli anziani lo stomacavano. Tutti a un modo, perdio; tutti allegri gli altri: ah, lo vedeva bene lui; sì, tutti allegri gli altri. Lui solo doveva soffrire di nostalgia, di emicrania, di accidenti, lui solo. Ma, dopotutto, qual colpo aveva lui se non gli andava quella vita? Era il suo carattere, pensava troppo. Non glielo aveva detto sempre la mamma?

“Angiolillo, figlio mio, tu pensi troppo, tu soffrirai sotto le armi, cambiati, divagati.„

Ma sì, era un bel dire; lo poteva forse lui? Eppoi era un bisogno, una necessità quella di ricordare il passato, di rievocare alla mente quella figura cara, poichè ne provava un sollievo grande, si sentiva come liberato da un incubo, da un peso grave che l’opprimeva. Ah, era cosi, era fatto così; doveva pensare.

E pensava sotto le coperte, pensava alla sua casetta, pensava alla mamma, a quell’angelo di bontà, a quella santa donna che gli voleva tanto bene; pensava al babbo, ai fratellini, agli amici; pensava all’Elvira, alla sua Elvira, quella fanciulla buona, dolce, innamorata... Povera Elvira!... Aveva pianto tanto quando lui era partito; gli aveva detto con