Pagina:Doyle - Le avventure di Sherlock Holmes.djvu/91

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— In tal caso il mantello non avrebbe potuto volare fino al cespuglio. Vi fu dunque posato.

— Sì, vi era completamente posato.

— Voi pungete la mia curiosità. M’accorgo che il terreno fu molto calpestato. Molti curiosi debbono essere venuti qui nella notte di lunedì.

— Feci porre una stuoia di giunchi, e nessuno camminò altrove.

— Benissimo.

— Ho qui in questo paniere una delle scarpe che Straker portava allora, un’altra di Fitzoroy Simpson, come una impronta del ferro di Silver Blaze.

— Avete davvero superato voi stesso, mio caro ispettore, disse Holmes prendendo il paniere, e, scendendo nel buco, posò la stuoia più nel centro. Poi si sdraiò in tutta la sua lunghezza e, appoggiando il mento alle mani, esaminò attentamente il terreno calpestato stendendovisi dinanzi.

Ma egli di repente esclamò:

— Che è questo?

Era un cerino semi esaurito, e ch’era tanto sporco di fango che lo si avrebbe preso al primo momento per un pezzetto di legno.

— Non so davvero come io non l’abbia veduto, disse l’ispettore confuso.

— Era affatto invisibile, sepolto nel fango. Io neppure l’avrei trovato, se non avessi immaginato trovarlo.

— Come! Voi speravate trovare questo cerino?

— Sì.

Ritirò allora le scarpe dal paniere e le adattò alle impronte del terreno. Poi scalò l’orlo del buco e si cacciò fra i pruni e i cespugli.

— Credo nulla più troverete, disse l’ispettore. Esaminai accuratamente il terreno sopra una discreta estensione in tutte le direzioni.

Non vorrei assolutamente ricominciare un esame che voi già avete fatto, disse Holmes. Ma preferirei