Pagina:Due novelle aggiunte in un codice del MCCCCXXXVII.djvu/27

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avvenne che uno giovane ricco, savio, costumato, cortese e ornatissimo parlatore e copioso di tutte le virtù, il cui nome fu Giovanni Cavedone1, sì forte di lei s’innamorò, che dì nè notte ad altro pensare non sapea: e vedere non potendola, nè mostrarle il fervente amore che egli li portava, nell' animo suo soffriva intollerabile dolore. E vivendo in questo ardente fuoco, cominciò a sollecitarla e con lettere e con ambasciate: ma niente valeva, perchè nè udire, nè vedere voleva alcuno che di ciò li parlasse. Il perchè egli pensò inducerla alla sua benivolenza, con dimostrargli le sue virtù, prodezze e cortesie: e incominciò a fare bellissime giostre e torniamenti e bigordare e altri fatti di arme, le cui forze sopravanzavano tutti gli altri uomini; e, oltre a questo, sonare, cantare e danzare, onorare e convitare i suoi cittadini, tenendo cani,

  1. Il cognome Cavedoni, sì frequente nel modenese, non ricorre nel ravignano.