Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/114

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— Ebbene, che concludete con ciò?

— Concludo, che io sono sola, che sono debole, che mio padre è svenuto, che il cane ha la musoliera, che niente per conseguenza v’impedisce di salvarvi. Salvatevi dunque, ecco la conclusione.

— Che dite?

— Io dico, ohimè! che non ho potuto salvare nè Cornelio nè Giovanni de Witt, e che vorrei salvarvi... voi. Solamente fate presto; ecco la respirazione che ritorna a mio padre, forse tra un minuto riaprirà gli occhi e allora sarà troppo tardi. Esitate?

Effettivamente Cornelio stava immobile, guardando Rosa, ma come s’ei la guardasse senza intenderla.

— Non capite? disse la giovinetta impazientita.

— Capisco, rispose Cornelio, ma....

— Ma?

— Non accetto. Sareste processata.

— Che importa? disse, Rosa arrossendo.

— Grazie, fanciulla mia, rispose Cornelio; ma io resto.

— Voi restate! Mio Dio! mio Dio! Non avete dunque capito che sarete condannato... condannato a morte, giustiziato sopra un palco e forse assassinato, messo in pezzi come sono stati assassinati e messi in pezzi Giovanni e Cornelio? A nome del cielo, non vi occupate di me, e fuggite questa stanza dove voi siete. Guardatevene, che fu fatale ai de Witt.

— Ohè! esclamò il carceriere riavendosi. Chi parla di quei malanni, di que’ miserabili, di quegli scellerati dei de Witt?

— Non ve ne importi, mio brav’uomo, disse Cornelio col suo amabile sorriso; chè ciò che v’ha di